Un corvo nero aleggia sulla mia testa.
Minaccioso.
Sono giorni che mi tormenta.
Vai via, non farmi ombra.
Cosa vuoi, cosa cerchi?
La mia anima?
Maledetto volatile, sparisci.
Ti avvicini sornione, occhi fissi.
Ho paura. 
Lentamente sento la tua presenza, eccoti. 
Appollaiato sulla  mia spalla,  mi scruti.
Cogli il mio ultimo respiro.
Il mio corpo inerme, in terra.
Mi sento leggera, mi sembra di volare.
Non sei così malvagio brutto uccellaccio.
Portami lontano, portami oltre ogni orizzonte. 
Maledetto.








Capii subito che mi rimasero poche alternative. 
Dovetti provarci.
E così, iniziai a scalare la montagna più alta della mia vita. Un "amore" ingombrante e rischioso. 
Non potevo guardarmi indietro, dovevo Andare solo avanti, avanti e ancora avanti. 
Sempre più in alto, con la paura di provare più dolore in un eventuale capitombolo. 
Dovevo arrivare fino alla cima, con la speranza che ne sarebbe valsa la pena. 
Una risposta ancora non ce l'ho, eppure pensavo d'esser arrivato alla vetta più alta. Evidentemente no, l'amore come la vita, è una continua scalata. Ci mise difronte ad altre decisioni. E tenendoci per mano, trovammo il coraggio di saltare. Provammo ad oltrepassare il guado. Fummo travolti dalla corrente, in un vortice di illusione ed emozioni. Iniziammo a ballare all'ombra di milioni di stelle. Ma ben presto smisero di brillare, continuammo a danzare nel silenzio di una potente alba. Un nuovo giorno nasceva, oltre l'orizzonte di acqua salina.
Iniziò a piovere, ci rifugiammo nei profondi abissi.
Ma come per incanto, di li a poco, scorse un grosso sole e si formò un coloratissimo Arcobaleno. Lo cavalcammo per intero e finalmente raggiungemmo l'altra sponda. Si, ora si, sento l'ossigeno puro e leggero, siamo davvero in alto. 
Tolgo le virgolette, posso dire con certezza, è L'AMORE più ingombrante e rischioso che abbia mai vissuto.
Ma ancora non so dirvi se ne sia valsa la pena...




Amori 2.0. Amori social. Amori nati e morti con un click. Iniziano con una richiesta d'amicizia e finiscono con un "blocca utente ". Un classico. Ne ho sentite di tante, alcune davvero assurde, altre più comiche, di passionali e di drammatiche. Sergio è di Campobasso, ragazzo estroverso con mille pensieri e forse complessi, Anna Siciliana, piena di energia, con il sole nella bocca e il fuoco negli occhi. Un vulcano, come quello che è ospitato dalla sua amata terra. Soliti discorsi, che fai, che non fai, ecc ecc, insomma, sappiamo come funzionano queste cose. Ma le stranezze nel campo sentimentale permettono a due perfetti sconosciuti, che vivono a 10 ore di macchina di distanza (traghetto compreso), di iniziare a provare "qualcosa", l'uno per l'altra. È così, inizia un rapporto, diciamo fidanzati (?), si diciamolo. Due ragazzi, che mai hanno incrociato i propri sguardi, strettosi le mani, sfioratosi le labbra, si ritrovano "inconsapevolmente" uniti da quello che comunemente viene chiamato amore (?). No, non chiedetelo a me come è successo, se è una cosa possibile, superficiale, se sia una storia bella o banale, Sergio e Anna, ci credevano ed erano felici. Fin quando lui, una mattina si sveglia con la luna storta e: "senti Anna, alla fine non potremmo mai andare d'accordo, per principi diversi". Ora non so dirvi a cosa si riferiva, forse per questioni religiose, politiche o sportive, certo in questo caso gli darei ragione, io con una fanatica interista non ci starei per nessun motivo al mondo. In ogni caso lei reagì con molta calma, semplicemente volle interrompere il loro "rapporto". Sergio da vecchio volpone navigato, era sicuro che sarebbero bastate due paroline dolci e la crisi sarebbe rientrata, e invece, lei da sicula con i coglioni fu inamovibile. Sergio dopo qualche settimane rideva alla follia vissuta per circa due mesi con Anna, che con il passare del tempo, diventava sempre di più quello che era realmente, una sconosciuta. Però quelle settimane di intense chiacchierate accesero una scintilla dentro di lui. Dopo alcuni mesi Sergio scrisse ad Anna, ma durò poche ore la tregua. Lei rientro in silenzio stampa e lui gli scrisse un messaggio d'addio. Nell'ultima frase, riesco a cogliere, la forza e il perchè dell'esistenza degli amori 2.0. Amori social. Amori nati e morti con un click. Che Iniziano con una richiesta d'amicizia e finiscono con un "blocca utente ".

"Potevamo iniziare da zero. Un rapporto cosciente, più razionale. E' evidente, nutri "rabbia" nei miei confronti. Forse ti sei pentita di aver provato qualcosa per me. Forse sei "incazzata" con te stessa, per esserti lasciata andare, per averci creduto, investito e poi sei rimasta delusa. Ma io non ho colpe. Conserverò un bel ricordo. La palermitana che per un attimo mi ha fatto sognare una vita diversa, una vita che non ero pronto a vivere. Ma che mi ha permesso di guardare con ottimismo il futuro, ha permesso di credere in me. La mia vita è completamente cambiata, stravolta in positivo da tutti i punti di vista. Grazie a te Anna, che vieni da lontano. Mai conosciuta realmente, idealizzata, forse, neanche esisti. E tutto questo, rende ancor più Magica la storia."

...



















Da qualche giorno, mio cugino tredicenne, “impreca” contro la maestra di italiano.
Il motivo, un tema assegnatogli, argomento, cos’è per voi l’amore? Lui ritiene che sia argomento troppo intimo e personale, perché ovvio, quando si parla d’amore, si intende quello tra due persone, cioè no amicizia, il voler bene ad un fratello o l’amore per la squadra del cuore, quando si parla d’amore, si parla della fidanzatina, in questo caso. E sono molto curioso, al pari della maestra, di leggere il suo pensiero. Mi ha dato l’input per un momento di riflessione, focalizzare l’argomento ed esprimermi anch’io, io che ho il doppio della sua età. Quindi ho preso il mio foglio a righe, anzi due, uno per la brutta e l’altro per la bella (considerando la mia grafia è difficile notarne le differenze), l’ho piegato in due, per fare le cose come si deve, ho scritto al centro il titolo del tema e sul retro nome, cognome e data, dove ho riscontrato le prime difficolta, risolte grazie a Jacopo mio cugino di 4 anni, “Miti oggi è venerdì 27”. Ecco, sono pronto, spengo la tv, trovo la concentrazione ed inizio. Allora: Cara maestra, l’amore non esiste. Finito. Lo sottopongo all’attenzione di Andrea, “ma Miky, cos’è sta roba?!”. Effettivamente ha ragione, incorrerei in una insufficienza sistematica, ma soprattutto, non voglio risultare superficiale, sviscerò l’argomento, allungando il brodo, a memoria una colonna e mezza dovrebbe andare bene. Anche perché, a parte gli scherzi, non la penso propriamente cosi. Vi pongo un quesito, avete mai pensato come si ottiene una goccia di Chanel N.5? Si parte da una base di alcool e sostanze, ci sono vari passaggi, di ebollizione e travasi da una vasca all’atra, litri e litri di liquido in eccesso, lavorati e rilavorati, fino ad ottenerne l’estratto, il concentrato, l’essenza finale dell’agognato, storico e famoso Chanel. Sicuramente, non vi ho dato una spiegazione tecnica, ma credo di aver reso l’idea. Bene, ma torniamo a noi, l’amore. Come nasce una storia, sarò banale nel dirlo, ma è una semplice scintilla, nasce tutto da uno gioco di sguardi, magari in metropolitana, poi un sorriso, inizi ad intimidirti e magari nel frastuono dei binari, risate e pianti dei passeggeri, crei pensieri pirotecnici, fantasie, desiderio di conoscere e vivere un futuro, con quella persona che è seduta difronte a te, che al momento è una perfetta sconosciuta. Poi magari ti fai coraggio, gli chiedi il suo contatto di facebook :) e da cosa nasce cosa. Cosi da una scintilla, può nascere una storia più o meno lunga. Immagino sempre un fiammifero, sfregandolo, si infiamma, quasi per magia, poi piano piano, la fiamma brucia il legnetto e la stessa si affievolisce. Più la fiammicella parte forte e più sarà capace di durare per tutta la lunghezza del legnetto. Non so se si è capito, ma metaforicamente parlando, l’innamoramento è la fiamma, il bastoncino la vita, se l’innamoramento è forte, anche affievolendosi, durerà “per sempre”. A volte certi amori, sono come quei fiammiferi, che fanno cilecca, fanno solo fumo, piccola scintilla, ma niente fiammella. Torniamo allo Chanel. Immagino (perché come ci ha insegnato George, immagina puoi), se pensassimo di estrarre l’essenza dell’amore, di coglierlo e metterlo in un vasetto? Non ho dubbi, l’amore è quegli attimi in metro, dove tutto sembra cosi leggero e possibile. È il percorso inverso del profumo, nell’amore otteniamo prima la “goccia” più preziosa e quello che ne viene dopo, è l’eccesso, sono quei litri di scarto per ottenere l’aroma migliore. Ma, come è importante scartare il “materiale” in esubero, per ottenere il profumo più buono, cosi nella vita è importante, tutto quello che succede dopo quella famosa “scintilla” e quei secondi vissuti in metropolitana, acquisiranno ancor più valore, altro che Chanel.
Certo con passare degli anni, non basta un gioco di sguardi per innamorarsi, purtroppo.
Ma tu caro Andrea Prencipe mi raccomando innamorati, semplicemente, del sorriso più bello.
P.s. in bocca al lupo per il tuo tema. Salutami la maestra.




Lui: ciao
Lei: ciao
Lui: ti guardavo e non sono riuscito a trattenermi, dovevo per forza presentarmi, piacere sono Stefano.
Lei: figurati… viva la sincerità, io sono Elenora, piacere mio.
Cosi i due sconosciuti, iniziarono a frequentarsi e conoscersi.
Al primo appuntamento si ritrovarono seduti ad un tavolinetto di un bar, al secondo, seduti vicini, ad un tavolo di un lussuoso ristorante. Al terzo, sdraiati, abbracciati, dentro un letto.
Dopo qualche giorno si rividero.
Ele: devo parlarti!
Stefano, tra se e se pensò, “eccolo, maledetti condom cinesi” e poi rispose,
Ste: dimmi, ci sta qualcosa che non va?
Ele: (dopo un piccola pausa) mi sono innamorato di te.
Appena Eleonora smise di parlare, iniziò un lungo silenzio. Erano in spiaggia ed era una stupenda giornata primaverile, si stava bene, non ci stava nessun altro oltre a loro, potevano apprezzare il ”rumore” e il profumo del mare, una leggera brezza marina che gli scompigliava i capelli. Stavano seduti per terra con le gambe lunghe, la schiena leggermente inclinata e con le braccia dietro le spalle per mantenersi, si guardavano dritti negli occhi. Una scena che più romantica non si può. Dopo momenti di totale immobilismo, Stefano, rannicchiò le gambe, le avvicinò al petto e le braccia le poggiò sulle ginocchia , distolse lo sguardo dai suoi occhi, blu e immensi come il mare, e guardo l’orizzonte. Aprì i polmoni, fece un grosso respiro e interruppe quel lungo instante:
Ste: lo conosci il leggendario labirinto di Cnosso? Secondo la mitologia greca, fu creato dal Re Minosse sull'isola di Creta, per rinchiudervi il mostruoso Minotauro, pensa, nato dall'unione della moglie del re, Pasifae, con un toro. Potremmo discutere dei gusti della fedifraga, ma sorvoliamo. Periodicamente, per questioni belliche, che non starò qui a raccontare, venivano sacrificati fanciulli e fanciulle ateniesi, dati in pasto al mostruoso Minotauro. Fin quando un giovane eroe, Teseo, si offrì come volontario. Chiaramente, essendo un eroe, non pensava minimante di farsi divorare dal mostro, aveva un piano ben preciso, entrare nel labirinto, uccidere il mostro e interrompere quella barbarie. Per il successo di questa impresa, fu fondamentale Arianna, figlia del Re e della moglie. Arianna spinta dall’amore per Teseo, ingegno un astuto metodo per farlo uscire dal labirinto, dopo aver ucciso, quello che pensandoci, era suo fratellastro. Gli diede un gomitolo di filo rosso, che doveva srotolare, per poi ripercorrere il percorso a ritroso, seguendo il filo. Teseo, uccise il Minotauro, riuscì ad uscire dal labirinto, non ricordo bene, ma credo che alla fine vissero tutti felici e contenti.
Eleonora rimase perplessa, non capiva il senso di questo racconto, cioè, capite bene, lei si era dichiarata, e Stefano se ne uscì con la mitologia greca. Anche lui se ne accorse dello sbigottimento di Eleonora e allora cercò di farsi capire.
Ste: non guardarmi cosi, sembra che hai visto un fantasma. Semplicemente Pensavo a questa storia incredibile, il labirinto fu creato per nascondere un tradimento, ma anche, il frutto di un amore tra una donna e un toro, sorvoliamo anche questa volta. E il tutto è finito grazie ad un altro amore, quello di Teseo e Arianna. L’amore che crea, l’amore che distrugge, tradisce, crea dei mostri, crea speranze. Mi fermo qui, altrimenti arriveremo a stasera a parlare di cosa può essere l’amore…
Ele: storia interessante, ma ancora non ho capito se hai capito, IO SONO INNAMORATA DI TE, e di tori e cornuti al momento non me ne può fregar de meno!!
Stefano sorrise, si reso conto che forse aveva esagerato con la storia del Minotauro.
Ste: si l’ho ben capito. Ma lo sai il perché di questo racconto? Ho sempre immaginato l’innamoramento come trovarsi in un enorme labirinto, dove se ci entri, difficilmente ne usciresti illeso, se ci pensi, cosa è più complesso, quanto un labirinto, di un cuore, tra arterie e valvole, forse solo un il Creatore o un bravo cardiologo troverebbe una via di uscita.
Sulla spiaggia, arrivò quel momento, dove il sole si confonde alla luna, il cielo si colora di rosa, le nuvole come per magia diventano soffici, il mare brilla come se ci fossero milioni di piccole luci a led accese, sembrava di stare dentro un quadro di Monet.
Eleonora prese l’iniziativa, tenendo delicatamente per mano Stefano e con molta leggerezza disse,
Ele: mi hai fatto vivere un affascinante pomeriggio. Non ho capito tu cosa provi per me, io invece sono sicura d’amarti ed una cosa è certa, a prescindere da tutto, non farò come Arianna, non ti darò alcun gomitolo di filo, sei entrato nel mio cuore come uno tsunami e non permetterò in nessun modo di farti uscire. Troverò la chiave per entrare nel tuo di “labirinto” e li vorrò perdermi…
Ste: io ti mostrerò la serratura…ho tanta voglia di innamorarmi di te. Sii il mio eroe, entra nel mio cuore e liberami dal Minotauro.
....




Stanotte ho avuto un sonno agitato, sarà stato qualche drink di troppo, sarà stato il caldo, ma è stato un risveglio "traumatico" più del solito, rilasciandomi una forte carica emotiva.
In questi casi, prendo il sacchetto dello Scarabeo e inizio a tirare fuori le lettere, una dopo l'altra, si formano le prime parole e le trascrivo.
Più il foglio si riempie e più il mio stato d'animo ritrova un equilibrio. 
Pensavo a quest'ultimi scampoli d'estate. L'estate, ma quanto è bella. 
L'estate è quel posto dove tutto può succedere, l'estate è bella perché dici: "vabbè, da settembre".
L'estate è la pubblicità Rap del Cornetto Sammontana. Mentre l' Estathé, è buono ma fa ingrassare. Ma questa è un'altra storia. L'estate è musica, balli, amici, risate, tante.
L'estate è: "sta senza pnzier o frà".
L'estate è nuove conoscenze, l'estate è rinchiusa in uno sguardo, in un occhiolino, l'estate è pieno di: 
"sei uno stronzo". Ma non è vero :(.
L'estate è buttare lo zaino sotto il letto l'ultimo giorni di scuola e riaprirlo dopo tre mesi.
L'estate è quel momento dove raccogliere esperienze e custodirle per sempre. L'estate e quella canzone che dopo dieci anni dici: "ma te la ricordi? Che estate era?". L'estate sono pugni e carezze. L'estate è aspettare la sera per rinfrescarsi, l'estate è sognare ad occhi aperti, tra una stella cadente e l'altra. In estate torniamo un pò tutti adolescenti.
Poi, vola leggera, in altri Continenti, come una bolla di sapone.
Possiamo solo guardarla andar via, rivivere i bei momenti e dar vita ai nuovi progetti nati sotto l'ombrellone. L'estate ci lascia nuove energie, ma sopratutto, un velo di malinconia, che ci avvolgerà per qualche giorno o forse settimane.
Quest'estate ci lascia anche un grosso vuoto. Incolmabile.
Said, ragazzo generoso, leale, disponibile, dolce, altruista, con la magia negli occhi e il sole sulle labbra. Said, mi avevi promesso che mi avresti portato con te, laggiù in Marocco, invece, un destino infausto ti ha portato via da questo ingiusto mondo. Lo so, la cosa ti infastidisce molto, per te che la parola data vale più di un atto notarile. Prenderò esempio, farò di tutto per mantenere la mia di promessa, sussurratati,  prima di dirti addio. Verrò nella tua terra, ti verrò a trovare. E passeggiando tra le vie, sentirò la tua presenza, tante volte ho voluto che mi raccontassi del Marocco, quando mi ci metto sono pesante, me ne rendo conto, tu invece,  sempre con tanta pazienza me ne parlavi nei particolari, quasi a vederne i colori, quasi a sentirne gli odori, quasi a sentire il calore dell'Africa.
Con Said era estate anche quando c'era la neve sui tetti. Grazie di tutto.
La stranezza è che la vita continua, e come sempre attenderemo impazienti, come dei bambini la mattina di Natale, una nuova estate, per nuovi incontri, per nuove risate e con la speranza, che non ci siano più i "sei uno stronzo".












Ho smesso di disegnare grigie lacrime di pioggia,
che scivolano sul parabrezza di un'automobile.
Mi sono armato dei colori più belli,
per dipingere arcobaleni riflessi nei tuoi occhi, 
profondi, 
come il vuoto, 
che riempie la mia anima.

...esperanza!